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Tratto dal sito
www.salute.gov.it
I rischi dell’amianto
La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle
fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre
potenzialmente inalabili; la presenza in sé dell’amianto, infatti,
non è necessariamente pericolosa, lo diventa qualora le fibre
vengano sprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi
sollecitazione (manipolazione/lavorazione, vibrazioni, correnti
d’aria, infiltrazioni di umidità etc.).
Essendo
l’asbesto un materiale fibroso e piuttosto friabile, è facile che le
piccolissime particelle di cui è costituito (dell’ordine di
millesimi di millimetro), una volta inalate, vadano a concentrarsi
nei bronchi, negli alveoli polmonari, nella pleura, provocando danni
irreversibili ai tessuti.
Per quanto riguarda la pericolosità dovuta all’ingestione
dell’amianto, l’OMS ha dichiarato nel documento redatto nel 1994
“Direttive di qualità per l’acqua potabile” che ”non esiste alcuna
prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la
salute” e quindi ”non è stato ritenuto utile stabilire un valore
guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la
presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.
Gli effetti nocivi che si manifestano a seguito dell’inalazione di
amianto sono dovuti all’instaurazione di meccanismi patogenetici di
natura irritativa, degenerativa, cancerogena.
Le malattie principali sono rappresentate da:
ASBESTOSI - Si tratta di un processo degenerativo polmonare,
costituito dalla formazione di cicatrici fibrose sempre più estese
che provocano un ispessimento e indurimento del tessuto polmonare
(fibrosi interstiziale progressiva), con conseguente difficile
scambio di ossigeno fra aria inspirata e sangue; questo determina
nel tempo un’insufficienza respiratoria gravissima. Non esiste una
terapia specifica. L’asbestosi è stata la prima patologia ad essere
correlata all’inalazione di amianto; è una tipica malattia
professionale che, per fortuna, va scomparendo; si manifesta per
esposizioni medio-alte di 10-15 anni – effetto dose-dipendente).
MESOTELIOMA PLEURICO-PERITONEALE - È un tumore maligno che può
colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni (pleura) e
degli organi addominali (peritoneo). Si tratta di un tumore maligno
“patognomonico”, in quanto ad oggi riconosciuto solo per esposizione
ad amianto, soprattutto di tipo anfibolo (crocidolite ed amosite,
più del 90% dei casi). L’intervallo tra esposizione e comparsa del
tumore è in genere lunga; si manifesta, infatti, dopo esposizioni,
anche a basse dos,i per 25-40 anni rappresentando, pertanto,
epidemiologicamente un tumore cosidetto “sentinella”, in quanto con
la sua presenza segnala l’esistenza di una fonte inquinante.
A differenza dell’asbestosi, per cui è necessaria un’esposizione
intensa e prolungata, per il mesotelioma non è possibile stabilire
una soglia di rischio, ossia un livello di esposizione così ridotto
all’amianto, al di sotto del quale risulti innocuo. Il decorso della
patologia è molto rapido. La sopravvivenza è in genere inferiore a
un anno dalla scoperta del tumore. Non sono state individuate
terapie efficaci.
CANCRO POLMONARE - Si verifica per esposizioni non specifiche, in
cui l’abitudine al fumo è elemento determinante per l’effetto
sinergico. Come per l'asbestosi anche per i carcinomi polmonari è
stata riscontrata una stretta relazione con la quantità totale di
asbesto inalata e con l'abitudine al fumo di sigaretta. Nei non
fumatori esposti ad asbesto il rischio relativo è risultato circa 5
volte superiore alla popolazione generale, mentre è 50 volte
superiore nei fumatori esposti ad asbesto. Il tumore presenta una
latenza 15-20 anni dal momento dell’esposizione all’asbesto.
ALTRE NEOPLASIE - Numerosi studi hanno evidenziato che la mortalità
per tumori in genere è più alta nei lavoratori esposti alle polveri
di asbesto che nella popolazione generale, e in particolare sembrano
più frequenti i tumori del tratto gastro-intestinale e della
laringe. L'aumento della frequenza per queste malattie è comunque
molto inferiore rispetto a quello descritto per i tumori polmonari.
PLACCHE PLEURICHE - Si tratta di ispessimenti benigni del tessuto
connettivo della pleura, più o meno estesi, talora calcificati.
Fattori determinanti per la respirabilità delle fibre sono il
diametro e la forma:
Le fibre di crisotilo (amianto serpentino), avendo una forma
sinuosa, sono meno penetranti, mentre le fibre di crocidolite e
amosite (anfiboli), avendo forma aghiforme, penetrano più facilmente
nei polmoni fino a raggiungere gli alveoli, se di dimensioni molto
piccole.
Le fibre cosiddette “normate” sono quelle che l’OMS ha stabilito
avere lunghezza maggiore di 5 micron, larghezza inferiore a 3 micron
e rapporto lunghezza/larghezza superiore a 3:1, parametri che
insieme costituiscono il cosiddetto “diametro aerodinamico”.
Il comportamento aerodinamico delle fibre, condiziona la loro
possibilità di raggiungere le vie respiratorie più periferiche e
depositarvisi, condizionando cioè, la loro “respirabilità o
biodisponibilità” e conseguentemente, insieme alle caratteristiche
chimiche, la permanenza nel tessuto biologico “bioresistenza”,
rendendo difficile il tentativo di inglobamento ed eliminazione da
parte dei macrofagi interstiziali.
Proprio per queste caratteristiche interattive, la bioresitenza
delle fibre di amianto è nettamente diversa da quella presentata
dalle fibre minerali artificiali di vetro (MMMF mam made mineral
fibers), il che spiega il loro maggiore potere patogenetico rispetto
a queste ultime.
A seconda delle dimensioni delle fibre, queste potranno, se
sufficientemente piccole, superare gli alveoli polmonari e per via
linfatica, raggiungere i linfonodi ilari, il grosso intestino e la
pleura, mentre, aumentando la grandezza, le fibre più lunghe si
fermeranno agli alveoli e proseguendo verso l’alto nella scala
dimensionale, parallelamente si fermeranno, via via sempre più su,
nell’albero bronchiale e nelle prime vie respiratorie.
L’art. 3 della legge 257/92 fissa, per il crisotilo, un TLV di 0,6
fibre/cm3, mentre per tutte le altre varietà di amianto, sia isolate
che in miscela, ivi comprese quelle contenenti crisotilo, l’art. 31
del D.Lg.vo 277/1991, cui si rifà la 257/92 per la definizione dei
limiti, fissa un TLV di 0,2 fibre/cm3, per un periodo di riferimento
di 8 ore.
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