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Tratto dal sito
pocketstudy.blogspot.com Carcinoma
polmonare. Il cancro del polmone rappresenta la più frequente causa
di morte, nell’ambito della patologia neoplastica, per entrambi i
sessi.
Diversi studi epidemiologici hanno confermato che il fumo di tabacco
costituisce il più importante fattore di rischio e si ritiene sia
responsabile dell’85 % circa dei casi di Carcinoma Polmonare
osservati.
Il rischio di contrarre il carcinoma polmonare è in stretta
correlazione con:
- Numero di sigarette fumate
- Età di insorgenza dell’abitudine al fumo
- Maggior contenuto di nicotina
- Assenza di filtro nelle sigarette
Esistono altri fattori genetici e ambientali ma sembra chiaro che il
fumo di tabacco sia il primo responsabile di questa patologia.
Le forme di tumore più frequenti sono 4, classificati
istologicamente in 2 categorie:
- Carcinoma Anaplastico a Piccole Cellule o Microcitoma
- Carcinoma Polmonare Non a Piccole Cellule o Non Microcitoma (che
comprende il carcinoma squamoso o epidermoide, l’adenocarcinoma e il
carcinoma a grandi cellule).
La classificazione Microcitoma e Non Microcitoma può trovare una
validità anche per l'iter terapeutico del paziente:
- la terapia chirurgica costituisce il trattamento elettivo dei Non
Microcitomi
- la terapia medica, (pur essendovi casi di interesse chirurgico), è
il trattamento preferibile per Microcitoma, con la Chemioterapia e
la Radioterapia.
MICROCITOMI
Il carcinoma polmonare Microcitoma è un tumore molto aggressivo e
rapidamente evolutivo. Quindi non è pensabile dominare la malattia
con il solo trattamento (locale) chirurgico.
Anche dopo un intervento “radicale”, il tumore tende a riprendere
sia localmente, sia a distanza, per l'elevata probabilità di cellule
tumorali preesistenti disseminate nei vari organi.
NON MICROCITOMI
I carcinomi polmonari non microcitomi rappresentano circa l’80% dei
tumori polmonari e sono riconducibili a tre istotipi principali:
- Carcinoma squamoso (incidenza 25%)
- Carcinoma a grandi cellule (incidenza 10%)
- Adenocarcinoma (incidenza 50%)
Il trattamento del carcinoma polmonare comporta tre opzioni
terapeutiche: chirurgia, radioterapia e chemioterapia, usate
singolarmente o in varie combinazioni temporali.
STADIAZIONE
La stadiazione del cancro al polmone permette di identificare gruppi
di pazienti con caratteristiche cliniche omogenee, che possono
essere trattati con terapie assimilabili e che hanno prognosi
simile.
Stadiazione clinica (C.F. Mountain, 1997)
FATTORE T
Elementi relativi alla neoplasia primitiva.
T1
Neoplasia con diametro massimo di 3 cm, circondata da polmone o
pleura viscerale sani, senza evidenza broncoscopica di invasione
prossimale del bronco lobare.
T2
Neoplasia con diametro massimo di 3 cm che infiltra il bronco
principale ad oltre 2 cm della carena; che affiora alla pleura
viscerale; associata ad atelettasia lobare o lobite ostruttiva.
T3
Neoplasia di qualsiasi dimensione che invade la parete toracica e/o
diaframma, pleura parietale, tessuto adiposo del mediastino,
pericardio parietale; che infiltra il bronco principale a meno di
due cm. dalla carena (non coinvolta)
T4
Neoplasia di qualsiasi dimensione che invade organi o strutture
mediastiniche (cuore, grossi vai, carena, trachea, esofago, corpi
vertebrali); che presenta versamento neoplastico pleurico o
pericardico; che presenta moduli satelliti nel lobo interessato dal
tumore primitivo.
FATTORE N
Eventuale interessamento dei linfonodi loco regionale.
NO assenza di metastasi linfonodali.
N1 metastasi a linfonodali peribronchiali e/o ilari omolaterali.
N2 metastasi a linfonodi mediastinici omolaterali e/o caranli.
N3 metastasi a linfonodi mediastinici e/o ilari controlaterali,
sovraclaveari o scaleni
FATTORE M
Possibile metastasi a distanza.
MO assenza di metastasi a distanza.
M presenza di metastasi a distanza.
Un altro paramentro significativo è il grado di aggressività del
tumore o grado di differenzazione cellulare della neoplasia (G) che
va da 1 a 4.
QUADRO CLINICO
Il tumore del polmone può essere asintomatico (6% dei casi), oppure
presentarsi con:
- Sintomatologia generale.
Sintomi legati alla crescita del tumore.
Tosse, emottisi, dolori (toracico, nel tumore di Pancoast: alla
spalla ed al braccio), sintomi da polmonite, dispnea, versamento
pleurico, sintomi da ascesso polmonare (tumore squamoso cavitario),
sindrome di Horner (miosi omolaterale, ptosi, anidrosi).
- Sintomatologia regionale.
Sintomi associati all’estensione del tumore primario ed
all’invasione extracapsulare di metastasi linfonodali.
Disfonia (paralisi del nervo laringeo), dispnea (paralisi del nervo
frenico), disfagia (compressione, invasione dell’esofago), sindrome
della vena cava superiore (compressione o invasione della Vena Cava
Superiore), segni di tamponamento pericardico (polso paradosso,
turgore delle giugulari, tachicardia, sfregamento pericardio, toni
parafonici).
- Sintomatologia sistemica.
Sintomi secondari alla presenza di metastasi ed al loro trattamento.
Ittero, dolore addominale, dolori ossei, fratture patologiche,
deficit neurologici, calo ponderale, astenia, anoressia.
- Sindromi paraneoplastiche.
Cardiovascolari: tromboflebiti, endocardite trombotica non
batterica. Neuromuscolari: degenerazione cerebellare subacuta,
demenza, encefalite libica, retimopatia, miopatia necrotica
subacuta, neuropatia vegetativa (associata in genere al carcinoma
polmonare a piccole cellule), sindrome miastenia. Gastrointestinali:
sindrome da carcinoide (carcinoma a piccole cellule). Anoressia e
cachessia. Ematologiche: eritrocitosi, leucocitosi. Metaboliche:
inappropriata secrezione di ADH (carcinoma a piccole cellule),
inappropriata secrezione di ACTH (carcinoma a piccole cellule),
ipercalcemia (carcinoma epidermide). Osteoartropatia polmonare
ipertrofica Dermatologiche: acantosi nigricans, dermatomiosite.
DIFFUSIONE
Il carcinoma del polmone può diffondere per :
- Via diretta
Invasione della pleura viscerale e parietale, dei grossi vasi, del
pericardio, del diaframma, della parete toracica e della colonna
vertebrale.
- Via linfatica
Metastatizzazione dei linfonodi prossimali alla sede di insorgenza (peribronchiali
ed ilari) e, successivamente, di quelli posti più distalmente
(paratracheali, tracheobronchiali, della loggia di Barety,
subcarenali; tracheobronchiali, della finestra aortica e
mediastinici anteriori).
- Via ematica
Metastatizzazione a distanza di qualsiasi organo.
DIAGNOSI
Per una corretta valutazione diagnostica sono fondamentali
un’accurata anamnesi ed un corretto esame obiettivo del paziente che
va condotto sull’intero distretto corporeo.
E’ fondamentale valutare anche lo stato di validità (Performance
status), lo stato nutrizionale (presenza di perdita di peso,
anoressia e cachessia) e lo stato mentale del paziente (presenza di
depressione).
Diagnostica di laboratorio
Per valutare le condizioni generali e metaboliche del paziente:
- Esame emocromocitometrico (emoglobina e di globuli rossi).
- Esami di funzionalità epatica.
- Esami di funzionalità renale.
- Determinazione del calcio e del fosforo (secrezione di
paratormone).
Per escludere la presenza di patologia cardiaca in atto:
- Esame elettrocardiografico.
Per confermare la diagnosi di malignità:
- Esame citologico dell'espettorato.
Diagnostica per immagini
- Radiografia del torace
Importante per localizzare e caratterizzare masse polmonari e per
stabilire la presenza di metastasi linfonodali ilari e
mediastiniche.
Consente, inoltre, di valutare:
- atelectasia (mancata o imperfetta dilatazione degli alveoli) per
ostruzione bronchiale.
- innalzamento del diaframma in caso di paralisi del nervo frenico.
- obliterazione del seno costofrenico in caso di versamento
pleurico.
In genere la crescita rapida delle dimensioni di un nodulo, con
assenza di calcificazione, in soggetti fumatori di età superiore ai
40 anni depone per la natura maligna della lesione.
- Tomografia assiale computerizzata (TAC)
Indispensabile per:
- escludere la presenza di masse benigne.
- evidenziare e localizzare masse sospette
- valutare la presenza di linfonodi metastatici a carico del
mediastino
- documentare il coinvolgimento del corpo vertebrale nei carcinomi
del solco superiore.
Inoltre è opportuno praticare la TAC addominopelvica per valutare la
presenza di metastasi a carico del fegato, surrene, linfonodi
sottodiaframmatici.
Infine la TAC dell’encefalo consente di evidenziare la presenza di
malattia metastatica a carico del Sistema Nervoso Centrale.
- Tac Pet
Un unico macchinario che eseguire contemporaneamente la Tac, che
utilizza i raggi X per ricostruire l'interno del corpo in tre
dimensioni, e la Pet, che legge l'attività metabolica delle cellule,
evidenziando quelle tumorali.
Efficace in particolare per la diagnosi del cancro del polmone e del
colon-retto, dei linfomi e dei melanomi.
- Risonanza Magnetica Nucleare
Utile per avere informazioni sovrapponibili a quelle otenibili con
la TAC.
Maggiore specificità della TAC per ottenere informazioni della
regione ilare polmonare e dell’encefalo.
- Scintigrafia
Esame diagnostico di strutture e organi basato sulla
somministrazione, per via endovenosa, di isotopi radioattivi
instabili, che disintegrandosi emettono radiazioni gamma,
trasformate in segnali grafici da appositi strumenti di rilevazione.
Scintigrafia polmonare
Identifica la presenza del microcitoma e di localizzazioni
linfonodali metastatiche a carico di linfonodi mediastinici ed
ilari.
Scintigrafia ossea
Serve per valutare l’estensione di una malattia a carico delle ossa.
Diagnostica di tipo invasivo
- Broncoscopia a fibre ottiche
Esame endoscopico della trachea e dei grossi bronchi per la
tipizzazione istologica della lesione primitiva bronchiale, fatta
eccezione per le lesioni periferiche.
Tale esame consente la diagnosi di malignità nel 90% delle lesioni
visibili, nel 60% delle lesioni peroferiche ed in meno del 30% dei
casi quando la lesione ha dimensioni inferiori ai 2 cm.
- Toracoscopia
Esame per via endoscopica dello spazio pleurico dopo induzione di
pneumotorace.
La toracoscopia stabilisce una diagnosi in quasi metà dei pazienti
con versamenti maligni non diagnosticati dall'esame citologico e
dalla biopsia pleurica.
La procedura può essere usata anche per instillare talco o altri
agenti sclerosanti o chemioterapici nella cavità pleurica in modo
diretto o diffuso.
- Agoaspirato toracico percutaneo
Questa procedura è espletata per ottenere campioni citologici da
lesioni polmonari e del mediastino, specialmente da noduli
periferici intraparenchimali e della cavità pleurica.
Una diagnosi di solito si ottiene in > 90% dei pazienti con tumori
maligni e in > 85% con patologie benigne.
- Agobiopsia con ago sottile per via transtoracica
Utile per le lesioni periferiche o addossate alla parete toracica,
con negatività dell’esame citologico dell’espettorarto.
Ha un’accuratezza superiore al 95% ma nel 20% dei casi può causare
pneumotorace.
L’agobiopsia con ago sottile è inoltre indicata in presenza di
lesioni palpabili come nel caso del linfonodo prescalenico, allo
scopo di documentare l’eventuale presenza di metastasi.
- Mediastinoscopia
Esame endoscopico del mediastino che permette la visualizzazione e
la biopsia dei linfonodi: paratracheali, tracheobronchiali e
subcarenali anteriori.
- Mediastinotomia anteriore parasternale
Ingresso chirurgico nel mediastino attraverso un incisione fatta
attraverso il 2° spazio intercostale a sinistra adiacente allo
sterno. Procedura indicata nei tumori del lobo superiore di sinistra
per eslcudere la presenza di linfonodi metastatici a carico del
mediastino di sinistra, dell’ilo e della finestra aortopolmonare
(linfonodi subartici e laterali aortici)
- Biopsia osteomidollare
Consigliata da molti nel carcinoma polmonare a piccole cellule, ma
risulta positiva solo nel 10-15% dei casi, in assenza di
sintomatologia clinica sospetta per localizzazione ossea.
TERAPIA CHIRURGICA DEL CARCINOMA POLMONARE
La terapia chirurgica rappresenta l’unico intervento terapeutico
radicale per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole
cellule.
Indicazioni per l’effettuazione della terapia chirurgica sono:
- Pazienti con neoplasia in stadio 1. In questi casi si ottiene una
percentuale di guarigione del 60-80%dei casi trattati.
- Pazienti con malattia in stadio 3 A senza metastasi ai linfonodi
mediastinici o sottocarenali.
In genere la terapia chirurgica viene effettuata in quei pazienti
che hanno una riserva polmonare sufficiente a compensare la perdita
di parenchima conseguente alla resezione.
L’intervento chirurgico è condizionato da:
- Età del paziente
- Performance status
- Estensione del tumore primitivo
- Coinvolgimento di organi vicini (pericardio, trachea, diaframma,
parete toracica).
Purtroppo solo nella metà dei pazienti dove si fa diagnosi, la
chirurgia è praticabile. Esistono infatti contro indicazioni legate
alla neoplasia non risolvibili (infiltrazioni loco regionali di
strutture vitali) o legate al paziente (condizioni generali,
cardiache e respiratorie) che non permettono un exeresi
(asportazione chirurgica, totale o parziale, di un organo) polmonare
o anche l’anestesia generale.
Criteri di inoperabilità:
- Metastasi a distanza
- Coinvolgimento della trachea o del bronco controlaterale
- Metastasi linfatico mediastinici
- Ostruzione vena cava superiore
- Versamento pleurico con presenza di cellule neoplastiche
- Paralisi ricorrenziale
- Microcitoma (tranne T1N0)
Fino agli anni 50 l’intervento di elezione è stato la pneumectomia.
Oggi l’entità della resezione è:
- Pneumonectomia di necessità
Quando il tumore è asportabile solo sacrificando tutto il polmone.
- Lobectomia
In tutte le altre resezioni.
Questa terapia viene effettuata quando la neoplasia interessa un
solo lobo con margine sano del bronco prossimale di almeno 1 cm ed
in assenza di metastasi linfonodali a distanza.
Quando il lobo principale è interessato dal tumore, come succede per
i tumori del lobo superiore, viene effettuata la resezione
segmentaria di un bronco principale con ricostruzione della
continuità tracheobronchiale.
- Resezioni limitate
Solo quando precarie condizioni funzionali consigliano un risparmio
di parenchima polmonare.
La linfoadenectomia è sempre da eseguire per una finalità
fondamentalmente prognostica: Sapere quanto è più possibile con
precisione il vero stadio della neoplasia che si è asportato.
La linfoadenectomia porta anche all’asportazione di tessuto
neoplastico, la dove i linfonodi siano interessati da metastasi e
quindi le terapie successive di appoggio chemioterapico e
radioterapico avranno possibilità di maggior efficacia.
La resecabilità del carcinoma polmonare è più elevata nel carcinoma
epidermoide (48%), seguito dal carcinoma a grandi cellule (40%) e
dall’adenocarcinoma (30%).
Controllo post-operatorio del paziente
Il paziente viene controllato con una visita clinica che determini
il suo attuale performance
status e con i seguenti esami:
- radiografia del torace,
- TAC total-body,
- broncoscopia,
- scintigrafia ossea,
- esami ematochimici di routine comprensivi dei markers tumorali.
In caso di necessità si valuta la funzione respiratoria.
RADIOTERAPIA NEL CARCINOMA POLMONARE NON A PICCOLE CELLULE
La radioterapia è una terapia radiologica basata sull’uso di raggi
alfa, beta, gamma e X nella cura di alcune malattie. Nel carcinoma
polmonare non a piccole cellule può essere utilizzata come:
- Terapia con intento radicale
Negli stadi 1 e 2 in pazienti che rifiutano o che non possono
sostenere l’intervento chirurgico.
Oppure nello stadio 3 con metastasi linfonodali.
- Radioterapia preoperatoria
Viene eseguita in tumori non operabili con lo scopo di ridurne il
volume e renderli operabili.
- Radioterapia postoperatoria.
Iniziata a 2 settimane dall’intervento chirurgico per ridurre il
rischio di recidive locali dopo interventi apparentemente radicali,
in assenza di interessamento linfonodale, o dopo interventi non
radicali con residuo postoperatorio.
- Radioterapia palliativa.
Impiegata nei casi di metastasi intratoraciche, intracraniche,
scheletriche, cerebrali e nella sindrome della vene cava superiore.
CHEMIOTERAPIA
- Chemioterapia neoadiuvante
Tale tipo di trattamento viene utilizzato negli stadi localmente
avanzati (Stadio 3A N2), associata o meno alla radioterapia, allo
scopo di:
- Rendere asportabile la neoplasia.
- Ridurre il rischio di recidive.
- Garantire protezione contro le micrometastasi.
- Chemioterapia adiuvante
Viene utilizzata a causa dell’alta incidenza di recidiva, sia locale
(20-40%) che a distanza (60-80%), dopo chirurgia radicale.
- Chemioterapia per la malattia avanzata
Nel 35 % dei casi di carcinoma polmonare non a piccole cellule la
diagnosi viene posta quando la malattia è in fase avanzata, con una
sopravvivenza a 5 anni.
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